Bonsai è una parola giapponese che significa albero piantato in una coppa (da Bon = vassoio o coppa e Sai = albero o pianta).
La parola giapponese “bonsai” è costituita dai due ideogrammi: il primo (bon) significa “bacinella”, “ciotola”, mentre il secondo (sai) significa “piantare”.
Il bonsai odierno è quello giapponese, ma questa arte ha avuto origine in realtà sotto l’impero cinese nell’ottavo secolo d.C.
I giapponesi appresero la tecnica del bonsai e ne fecero un’arte, applicando alle piante coltivate i canoni del buddismo zen.
Con la tecnica bonsai, si coltiva una pianta a cui si dà la forma e la dimensione voluta, pur rispettandone totalmente l’equilibrio vegetativo e funzionale. I bonsai sono dunque piccoli alberi vivi, che pur nelle dimensioni contenute esprimono tutta l’energia di una pianta grande.
Alberi, fiori, muschio e pietre in un vaso (o su un vassoio) evocano la bellezza dei paesaggi naturali. I maestri li fanno assomigliare quanto più possibile alla natura: tagliano accuratamente i rami e a volte ricorrono alla tecnica del filo per scolpire la materia vivente.
I bonsai hanno bisogno di cure continue: non è niente di misterioso o magico, ma solamente un’opera d’arte vivente che avvicina l’uomo alla natura, infondendo armonia e spiritualità.
È questo lo sfondo spirituale dell’arte Bonsai che caratterizza l’ideologia orientale. Tale arte entrò nella nostra cultura occidentale nel 1878 quando i giapponesi la presentarono per la prima volta all’esposizione universale di Parigi.
Oggi, l’arte Bonsai costituisce una parte essenziale della vita di molti amatori e di chi viene conquistato dal fascino di questo piccolo alberello bisognoso di cure e oggetto di contemplazione.

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